Piccola Impresa2017-07-20T14:15:29+00:00

Lavoratori autonomi e piccole imprese: un aiuto dalla legge sul sovraindebitamento

Legge 3/2012: i vantaggi per l’imprenditore sovraindebitato

Sovraindebitamento piccola impresa

Sovraindebitamento piccola impresa

L’Italia è un paese che fonda una parte importante del proprio tessuto economico sulle piccole imprese e sui professionisti. All’interno di queste due categorie, complice anche la crisi economica di questi ultimi anni, un numero elevato di soggetti ha serie difficoltà a ripagare il proprio debito, ovvero è caduta in una situazione di sovraindebitamento.

La crisi della piccola impresa, spesso segue un percorso comune: le prime difficoltà di cassa, le banche che restringono il credito, fornitori pagati in ritardo, fino a quando arrivano le prime sollecitazioni dai legali dei creditori e si arriva a decreti ingiuntivi e pignoramenti. Prima dell’approvazione della cosidetta “legge salva suicidi”, era un percorso senza speranza che lasciava moltissimi imprenditori senza luce in un tunnel in cui non si vedevano soluzioni.

In tutto questo spesso l’imprenditore non riesce neppure ad onorare le imposte, ed il debito con lo stato viene messo a ruolo Equitalia, con il peso che tutti conosciamo in termini di more e sanzioni, che aggravano ulteriormente la situazione di sovraindebitamento. Attraverso la Legge 3 2012 è possibile intervenire anche sul debito Equitalia, e a particolari condizioni stralciarlo, ovvero pagarlo parzialmente.

Da non sottovalutare in questi casi anche l’aspetto “psicologico” dell’imprenditore in difficoltà. Mano a mano che i problemi di debito si aggravano, l’imprenditore viene “risucchiato” nel vortice del debito e la priorità di ogni giorno diventa la gestione dei solleciti del creditori, con gravi ripercussioni sulla capacità di produrre reddito e quindi di sanare il debito contratto.

Poter gestire la crisi del debito attraverso procedure che tutelano il debitore e la piccola impresa, è quindi una condizione di grande vantaggio, spesso non solo per il soggetto indebitato ma anche per i creditori e per l’economia in generale. Infatti, se la procedura di sovraindebitamento permette di trovare un accordo sostenibile, i creditori potranno avere almeno una parte del proprio credito. Invece spesso a seguito della crisi, viene cessata l’attività e anche i creditori rimangono senza nessuna soddisfazione.

La Legge 3 2012 apre finalmente la possibilità di risolvere eventuali crisi del debito per il piccolo imprenditore o per il professionista che non riesce a pagare i propri debiti. Questo senza perdere la propria attività. Ma come fare a sapere se si rientra nei casi tutelabili e cosa si può concretamente ottenere? Vediamolo nel dettaglio in seguito.

Legge per la prevenzione del sovraindebitamento: a quali attività si applica?

Proviamo a sintetizzare i punti principali partendo da cosa si intente per imprenditore non fallibile.

Gli imprenditori non fallibili sono in sintesi le seguenti categorie:

  • Tutto l’ampio mondo dei Professionisti (avvocati, commercialisti, geometri, agronomi, psicologi, solo per fare alcuni esempi). Per tali categorie fa fede l’iscrizione all’albo e la qualifica attribuita dalla camera di commercio. Attraverso di essa si potrà definire che il soggetto non è sottoposto a fallimento e quindi rientra tra coloro che possono richiedere accesso alle procedure di sovraindebitamento. Pare consolidato che anche le c.d. “società tra professionisti” possano accedere alla Legge 3 2012.
  • Tutte le imprese commerciali (di qualsiasi natura, ovvero ditte individuali, SNC, SRL, SAS, etc) cosidette “sotto soglia” ovvero per le quali negli ultimi tre anni si siano verificate tutte queste condizioni:
    • Fatturato minore di euro 200.000 per ogni annualità
    • Debito inferiore a euro 500.000
    • Patrimonio aziendale inferiore ad euro 300.000

Importante sottolinare che le condizioni sopra esposte, al fine di poter accedere alla Legge 3 2012, si devono verificare negli ultimi 3 esercizi. Considerato che la maggior parte di questi soggetti non ha un bilancio, la verifica dei parametri dovrà essere effettuata nel concreto, ad esempio dalle dichiarazioni dei redditi o dal valore di mercato di eventuali cespiti posseduti.

  • Le varie tipologie di enti no profit di cui è fatto il mondo delle associazioni di volontariato, delle onlus etc.
  • Le aziende agricole e le Start up innovative rientrano tra i soggetti che possono accedere alla Legge 3 2012. Per maggiori informazioni su queste categorie vi rimandiamo alla pagina specifica per le aziende agricole e per le startup.

Come si vede quindi per accedere alla normativa sul sovraindebitamento, per i professionisti basta tale qualifica, mentre per le piccole imprese è necessario rispettare parametri stringenti che non possono essere derogati.

Altro requisito essenziale è essere sovraindebitati: ma cosa significa? Il sovraindebitamento viene definito come lo squilibrio tra il debito scaduto e le attività prontamente liquidabili. Quindi se ho debiti da pagare, ma non ho possibilità di avere liquidità o beni facilmente vendibili in tempi brevi, l’azienda può essere considerata sovraindebitata.

Anche la presenza di “aggressioni” da parte dei creditori, come decreti ingiuntivi o pignoramenti sono certamente prova di una situazione di sovraindebitamento, ma non è necessario arrivare a tali difficili situazioni, per poter accedere alle procedure della Legge 3 2012.

Con queste premesse sarà necessario valutare compiutamente la situazione del debitore, e verificare quale proposta è possibile fare ai creditori. Come approfondiremo successivamente, la proposta potrà essere in continuità (pago una parte del debito con il reddito della mia attività) ovvero liquidatoria, cioè volta a soddisfare i creditori attraverso la vendita dei beni del debitore. In ogni caso la procedura ha il fine di ottenere l’esdebitazione, ovvero la cancellazione del debito che il professionista o l’imprenditore non ha pagato, offrendo al debitore la possibilità di ripartire senza l’onere di un debito che comunque non era possibile pagare.

Anche in questo caso è importante sottolineare che la procedura di sovraindebitamento presenta alcuni aspetti molto tecnici ed è fondamentale che il soggetto sovraindebitato si rivolga a professionisti specializzati:

uno sforzo necessario per raggiungere l’obiettivo di risolvere il problema del debito e tornare ad una vita serena per se e per la propria famiglia.

Piano Debiti si è specializzata in questa attività e segue professionalmente in ogni fase della procedura il debitore, sia in generale per la procedura di sovraindebitamento sia in relazione alle specifiche problematiche che crea il debito Equitalia all’interno delle procedure della Legge 3/2012. L’obiettivo dell’assistenza dei nostri professionisti è quello di cercare di ottenere il migliore risultato ed accedere alla procedura più vantaggiosa per ogni singolo caso.

Quali procedure per l’impresa ed il professionista?

Per il mondo dell’imprenditoria e professionale, è prevista la possibilità di due procedure ben distinte e con scopi diversi, denominate “Accordo di composizione della Crisi” e “Liquidazione del Patrimonio”. Non sarà invece possibile accedere al Piano Del Consumatore, riservato a soggetti con tale qualifica.

L’accordo (chiamato anche piccolo concordato) è in sostanza una versione semplificata del Concordato in continuità riservato alle imprese fallibili. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, l’accordo è di fatto una proposta di pagamento basata sulle reali possibilità del soggetto sovraindebitato, il quale in varie forme proporrà ai creditori un pagamento dilazionato e/o parziale, al fine di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento.

La proposta dovrà prevedere il rispetto dei privilegi di legge (alcuni creditori andranno pagati in maniera privilegiata, secondo quanto previsto dal codice civile e dalla procedura fallimentare) mentre agli altri (i cosidetti chirografi) sarà fatta una proposta che potrà prevedere un pagamento parziale. Il pagamento dovrà essere “attestabile” ovvero basato su fonti ragionevolmente certe: disponibilità liquide, futura redditività, vendita di beni, etc. E’ possibile rendersi conto di cosa significhi un piano, verificando nella sezione casi concreti, esempi di veri casi andati a buon fine nei tribunali italiani.

In sintesi l’accordo nella maggior parte dei casi si traduce in un pagamento a stralcio dei debitori chirografi, con riduzioni che possono essere anche molto pesanti. Abbiamo casi in cui i creditori hanno accettato somme inferiori al 10% del debito vantato, con grandissimo vantaggio per il debitore. Sono casi in cui spesso il creditore è conoscenza che non potrebbe ottenere di più aggredendo il soggetto indebitato, e ragionevolmente si accontenta di somme inferiori.

La proposta di accordo deve essere accettata dai creditori, secondo quelle che vengono definite le “regole del concorso” ovvero almeno il 60% dei debitori non pagati integralmene dalla proposta, deve accettarla. Se si raggiunge tale percentuale, anche chi è contrario alla proposta si deve adeguare al volere della maggioranza e dovrà obbligatoriamente accettare l’accordo come proposto. Si dice che il piano viene Omologato, ovvero il giudice ne ratifica la validità e la messa in esecuzione.

A questo punto sta al creditore pagare quanto promesso nella proposta di accordo, nei tempi previsti dallo stesso. Se lo farà, la Legge 3 2012 prevede che automaticamente il debito non pagato venga esdebitato, ovvero cancellato definitivamente.

La liquidazione del patrimonio è la seconda procedura applicabile agli imprenditori e ai professionsti, procedura che spesso si utilizza quando il problema del debito ha completamente messo in ginocchio l’attività economica, e non ci sono possibilità residue di poter proseguire con l’attività. Spesso accede a questa procedura chi ha già ricevuto procedure esecutive, pignoramenti o altri atti pregiudizievoli la continuità dell’impresa.

In questo caso, grazie alla Legge 3 2012 è possibile – perdendo il proprio patrimonio – essere liberati anche dalla totalità dei debiti contratti.

Facciamo un esempio volutamente semplice. Poniamo che l’imprenditore non sia riuscito a pagare il mutuo sul capannone e che il debito del mutuo sia pari a 100.000 euro e il capannone valga 50.000 euro.

Se il capannone verrà venduto all’asta, il debitore si ritroverà di nuovo con 50.000 euro di debito, nonostante la vendita del bene. Se invece avesse i requisiti necessari ed attivasse un procedura di liquidazione del patrimonio, la Legge 3 2012, prevede che dopo un periodo di quattro anni possa chiedere l’esebitazione, ovvero la cancellazione del debito non pagato, e ritornare a pieno titolo nel circuito economico.

Accordo di composizione e Liquidazione del patrimonio: le sentenze (omologhe)

Nel nostro blog potrai trovare pubblicati i casi di successo seguiti da Piano Debiti e dai nostri collaboratori, ovvero alcune tra le prime Omologhe che stanno finalmente rendendo concrete le promesse della Legge 3 2012 a tutti i soggetti in difficoltà.

Naviga il sito e verifica quali sono i casi più simili alla difficile situazione che tu e la tua famiglia state vivendo.

 

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