Quanti di noi conoscono bene come funziona un pignoramento dello stipendio? In realtà nessuno, che non sia un avvocato o che non lavori in banca. Se però qualcuno ti ha minacciato con pignoramenti dello stipendio, o se hai ricevuto un pignoramento dello stipendioè fondamentale capire quando si ha lo stipendio pignorabile e come ci si può difendereUna breve lettura potrebbe aiutarti ad evitare moltissimi problemi!

In questo articolo abbiamo tenuto conto anche delle ultime modifiche introdotte al pignoramento dello stipendio presso terzi dalla legge di bilancio 2020: pertanto troverai tutte informazioni più aggiornate ed attendibili su questo tema.

La nostra azienda nel corso degli anni ha aiutato migliaia di persone: per scoprire i diritti dei debitori nei confronti delle società di recupero crediti ti invitiamo a leggere questo articolo.

Pignoramento stipendio presso terzi: cos’è?

Se non hai pagato uno o più debiti, il creditore può rivolgersi al Tribunale e richiedere che vengano pignorati dei tuoi beni per pagare i debiti insoluti: questi beni potrebbero essere un’auto, degli immobili, denaro sui conti correnti, etc, ma la pratica più comune è quella di aggredire lo stipendio. Questa forma di pignoramento viene chiamata tecnicamente pignoramento stipendio presso terzi (i “terzi” sono il datore di lavoro, chiamato terzo perché non coinvolto nel rapporto tra debitore e creditore), che può essere fatto per un massimo (di norma) del 20% dello stipendio.

Pignorare lo stipendio è una delle forme di pignoramento previste dal Codice di procedura civile all’articolo 543 del codice civile e che può essere attivato dai creditori in caso di insolvenza del debitore. Tutti i creditori possono attivare una procedura di pignoramento dello stipendio presso terzi, quindi non solo le banche, ma anche l’Agenzia delle Entrate (ex Equitalia), i fornitori, gli ex coniugi per gli alimenti non pagati, etc etc.

È importante sapere che lo stipendio è spesso il primo bene che il nostro creditore cercherà di attaccare, in quanto per una serie di motivi questa azione è quella più facile per il creditore:

  • Al contrario di beni fisici, che andranno fisicamente sequestrati, e venduti, con impegno di denaro e tempo, la pignorabilità dello stipendio permette al creditore di incassare velocemente denaro contante;
  • È relativamente semplice sapere dove una persona lavora (ad esempio la banca lo sa perché quanto abbiamo richiesto un prestito abbiamo fornito le buste paga), e pignorare lo stipendio risulta più facile di altre forme di aggressione al patrimonio del debitore;
  • È una procedura molto più veloce che ad esempio il pignoramento di un immobile.

Diffidate da chi promette l’impignorabilità stipendio: è vero che esistono particolari casi e soprattutto limiti pignoramento stipendio (pignoramento stipendio minimo vitale) di cui parleremo approfonditamente in questo articolo, ma almeno una parte del vostro reddito è fortemente a rischio se avete debiti non pagati.
In sintesi quindi, se abbiamo un reddito fisso e non stiamo pagando i nostri debiti, dobbiamo sapere che molto probabilmente il creditore ricorrerà ad un tribunale per ottenere un pignoramento.

Pignoramento stipendio e Covid

A seguito dell’esplosione della pandemia da Covid – 19 il governo aveva previsto alcune azioni a tutela dei debitori con lo stipendio pignorato, che sono però scadute il primo settembre 2021. Pertanto oggi non è in vigore nessuna agevolazione per il debitore con lo stipendio pignorato, e si applica la normativa ordinaria.

Quali redditi è possibile pignorare?

Possono essere pignorati lo stipendio, tutti i tipi di pensioni e  la NASPI.

Per quanto riguarda il pignoramento delle pensioni (anche di quelle di invalidità) segue regole particolari: se siete interessati a informazioni in merito vi rimandiamo a questo articolo su tema

Per quanto riguarda il pignoramento NASPI (assegno disoccupazione), vi sono regole simili a quelle pensioni, ovvero può essere pignorato il quinto ma solo di quanto eccede l’assegno sociale aumentato della metà. Facciamo un esempio: se la naspi corrisponde a 1000 euro mensili, il creditore potrà pignorare un quinto di quanto eccede la somma di 670 euro, ovvero un quinto di 330 euro

Pignoramenti stipendio: come funziona

Il pignoramento dello stipendio non è una procedura immediata, ma la legge a salvaguardia del debitore obbliga ad una serie di passaggi formali che spesso richiedono molti mesi, se non addirittura più di un anno.

In particolare, i passaggi per arrivare al pignoramento dello stipendio presso terzi, sono i seguenti:

  • Il debitore di norma intima il pagamento del dovuto, tramite una lettera di diffida, che può essere scritta dal debitore stesso o da un suo avvocato (spesso per le banche da una società di recupero crediti);
  • Se il cliente non paga, il creditore avvia una pratica in Tribunale, per ottenere il Decreto ingiuntivo, un atto giudiziario, dove viene riconosciuto dal tribunale il diritto del creditore a incassare e quantificate le somme. Questo atto, viene notificato al debitore, per cui gli arriverà sicuramente una busta verde (quella degli atti giudiziari) con una copia dell’atto.
  • Se il debitore non paga ancora, il Tribunale emette un precetto, ovvero un ultimo avviso che impone al debitore di pagare, avvisandolo che in caso contrario si avrà la possibilità di procedere con il pignoramento. Anche questo atto viene notificato: quando arriva la notifica del precetto significa spesso che ormai il pignoramento è vicino, perché la parte maggiore del processo con il Tribunale, che porta al pignoramento, è stata fatta….
  • Se anche in questo caso il debitore non paga, arriverà il pignoramento: è bene sapere che spesso il pignoramento viene notificato prima al datore di lavoro che al debitore, e quindi potremmo avere la brutta sorpresa della trattenuta in busta senza che sia ancora arrivata la busta verde del pignoramento…

Pignoramento stipendio limiti

La Legge stabilisce un limite pignorabilità stipendio pari a un quinto del totale netto mensile, quindi ad esempio 200€ su uno stipendio netto mensile di 1000€. Non esiste quindi un massimo assoluto pignorabile dello stipendio ma il massimo si calcola in relazione allo stipendio del debitore.

Ci sono però alcuni casi particolari, in cui la percentuale dei pignoramenti stipendi può essere diversa dal 20%, ovvero:

  • Il 30% (di prassi) nel caso in cui il pignoramento è originato da crediti di natura alimentare (ad esempio gli alimenti destinati ai figli).
  • Se invece il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio è soggetto a questi limiti:
    o pignoramento del 1/10 dello stipendio se l’importo del reddito mensile non supera i 2.500€;
    o pignoramento del 1/7 dello stipendio se l’importo del reddito mensile non supera i 5.000€;
    o pignoramento del 1/5 dello stipendio se l’importo del reddito mensile  è superiore ai 5.000€.

 Il trattamento di fine rapporto/servizio (TFR o TFS per gli statali) è sottoposto agli stessi limiti. Per cui se un creditore pignora lo stipendio e vengono versate al dipendente quote del TFR queste verranno pignorate per la stessa percentuale dello stipendio stesso.

Doppio Pignoramento stipendio: possibili più pignoramenti contemporaneamente?

Se vengono aperti più pignoramenti nello stesso momento non possono pignorare tutto lo stipendio, di norma il successivo si va a soddisfare solo dopo che quello precedente sia stato completamente chiuso (viene “messo in coda”).

Il giudice autorizzerà l’assegnazione delle somme accodandole, quindi una dietro all’altra. Questa regola però non vale quando i crediti che originano il Pignoramento stipendio sono di natura diversa, ed in questo caso possono coesistere più di un pignoramento. A questo scopo i crediti vengono di norma classificati in questo modo:

  • crediti privati (per es. un fornitore, un professionista, un parente per un prestito, la controparte che ha vinto una causa, la finanziaria, ecc.)
  • crediti per tasse o altre somme dovute allo stato (si tratta, quindi, quasi sempre di Agenzia delle Entrate Riscossione , ex Equitalia – Pignoramenti stipendio equitalia)
  • crediti per alimenti (è il caso dell’ex moglie cui il giudice abbia riconosciuto l’assegno mensile).

Nel caso in cui si avviano contemporaneamente pignoramenti per crediti di natura diversa, il pignoramento dei due può avvenire anche contemporaneamente, superando quindi il limite di 1/5, ma a condizione che la somma di tali pignoramenti non superi mai metà dello stipendio.

Se un soggetto ha pignorato lo stipendio del suo debitore a seguito di sfratto, dunque per un affitto non pagato, mentre un secondo soggetto esegue il pignoramento perché vanta un credito di natura alimentare, purtroppo sarà possibile per entrambi i creditori soddisfarsi insieme, entro il limite della metà dello stipendio, chiedendo al Giudice l’assegnazione di un quinto dello stipendio a testa

Limiti pignoramento superati: cosa accade

Difficilmente capita che le somme pignorate superino i limiti di legge e soprattutto è estremamente raro che possono pignorare tutto lo stipendio, ma se dovesse accadere il pignoramento è nullo. La nullità può essere richiesta dal debitore o rilevata d’ufficio dal giudice.

Importante sapere che per il debitore l’ultimo momento in cui far valere l’eventuale nullità è durante l’udienza che si tiene per l’assegnazione delle somme (la cui data di svolgimento viene sempre notificata al debitore). Partecipare (o farsi rappresentare) a questa udienza è quindi particolarmente importante per difendere i propri diritti.

Pignoramento stipendio: quando è notificato al datore di lavoro

Il pignoramento dello stipendio consiste in un atto formale previsto dal nostro ordinamento e rientra nel cd. pignoramento presso terzi stipendio.

Il Codice di procedura civile, attraverso l’articolo 543, consente ai creditori di soddisfare i propri crediti pignorando, ovvero appropriandosi di beni del debitore, o di denaro di proprietà dello stesso. Questo  può avvenire in molti modi e uno di questi è il pignoramento presso terzi.

Chi sono questi “terzi” a cui il creditore può notificar il pignoramento di  parte dei beni del debitore?

Il pignoramento presso terzi può avvenire quanto un terzo, ovvero un soggetto diverso dal debitore dispone di beni del debitore:  ad esempio, si parla di pignoramento presso terzi quando il creditore scrive al datore di lavoro per pignorare un quota dello stipendio. I “terzi” presso i quali si può agire il pignoramento sono:

  • il datore di lavoro
  • l’istituto bancario presso il quale viene depositato lo stipendio del debitore,
  • i clienti, per le imprese
  • altri creditori del debitore, come ad esempio il promissario acquirente di un immobile

La notifica del pignoramento dello stipendio può essere inviata dal creditore direttamente al datore di lavoro del debitore, invitandolo a trattenere un quinto dello stipendio da versare al creditore.  Una volta ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro invia al creditore un rendiconto della situazione reddituale del debitore, indicando quanto questi percepisce mensilmente al netto delle imposte, ed il quinto.

Pignoramento stipendio: obbligo del terzo

È bene sapere che il datore di lavoro è obbligato per legge a trattenere i soldi e a comunicare i dati del debitore, pena pesanti sanzioni anche penali: quindi anche se siamo in ottimi rapporti con il nostro datore di lavoro, non potrà non fare quanto gli richiede la legge.

A questo punto, il datore di lavoro trattiene un quinto dello stipendio, fino alla data dell’udienza fissata dal giudice, per permettere al debitore di difendersi, se ci sono motivi per farlo. In questa udienza viene anche definita definitivamente la data del pignoramento e la durata. Una volta che l’udienza viene chiusa, il debitore non c’è più una via di fuga: fino a quando non sarà saldato il debito, dal suo stipendio sarà trattenuto 1/5 dell’importo. Il datore di lavoro sarà infatti obbligato per legge a trattenere 1/5 dello stipendio e a versarlo direttamente al creditore finché il debito non sarà completamente saldato.

Il creditore non può pignorare più di 1/5 dello stipendio, che viene calcolato sul netto dello stipendio e non sul lordo, ossia tolte le imposte. Si tratta di un procedimento valido per qualsiasi tipo di stipendio, a prescindere dall’importo erogato dal datore di lavoro. La regola resta valida anche nel caso il dipendente sia creditore solo del TFR, sul quale comunque viene applicata la regola dell’1/5.

Stipendio pignorato: la notifica alla banca

La procedura del pignoramento dello stipendio alla banca è identica a quella per il datore di lavoro, ma ci sono delle differenze su quanti soldi si possono pignorare.

La quota pignorabile stipendio non è valida se le somme depositate sul conto fino a tre volte l’assegno sociale, che corrisponde a 459,83 euro. Il pignoramento perciò può riguardare solamente gli importi che superano i 1.379 euro.

Capiamo meglio con un esempio: se sul conto corrente sono detenuti 4.000 euro, la cifra massima pignorabile sarà di  2.621, ossia la differenza tra i 4.000 e la cifra impignorabile di 1.379 euro. Al lavoratore, quindi, per mettersi al riparo dal pignoramento basterà non lasciare sul conto corrente un importo superiore ai 1379 euro.

Questo vale solamente per il primo pignoramento; dai successivi accrediti di stipendio, infatti, per il pignoramento torna a valere la regola di 1/5 dell’importo totale e netto.

Pignoramento dello stipendio limiti

Pignoramento dello stipendio: se si perde il lavoro

Se il debitore perde il lavoro, per qualsiasi motivo, il pignoramento cessa, in quanto non ci sono più somme da pignorare. Se però si trova un nuovo lavoro, e il creditore ne è a conoscenza, potrà riavviare il Pignoramento stipendio presso il nuovo datore di lavoro, chiaramente rifacendo di nuovo una parte della procedura, con tutti i costi e le tempistiche connesse.

È per questo motivo che normalmente il pignoramento dello stipendio viene fatto solamente alle persone che hanno un contratto di lavoro stabile. Difficilmente viene pignorato lo stipendio dei lavoratori a termine o stagionali perché ogni volta che il contratto finisce, il creditore dovrebbe spendere tempo e denaro per un nuovo pignoramento.

Difficilmente non significa però mai: nella nostra lunga esperienza di aiuto a persone in difficoltà, abbiamo anche visto casi di pignoramenti notificati a persone con un reddito a tempo determinato, seppure non così frequenti.

Pignoramento e cessioni del quinto dello stipendio

Nel decidere quanto trattenere dallo stipendio, non si prendono in considerazione eventuali cessioni del quinto fatte volontariamente dal lavoratore. Per cui, tanto per esemplificare il pignoramento del quinto dello stipendio limiti, se il debitore con uno stipendio di 1.000 euro subisce già la trattenuta quinto dello stipendio per l’acquisto di un’auto, il pignoramento sarà ugualmente di 200 euro, ossia il 20% (1/5) di mille, nonostante a lui, in busta paga, arrivino solo 800 euro.

Molti giudici tengono invece conto della cessione del quinto volontaria per determinare il massimo trattenuto del 50% di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente: in questo caso quindi se è presente una cessione, passerà sicuramente un primo pignoramento quinto stipendio ma è possibile che il secondo venga bloccato.

Pignoramento stipendio e procedure di sovraindebitamento

Ormai sempre più spesso il debitore in difficoltà valuta l’accesso a una delle procedure previste sulla normativa del sovraindebitamento (per saperne di più leggi la nostra guida al sovraindebitamento), l’unico modo per liberarsi dai debiti che non si è più in grado di pagare. Ma in questi casi cosa succede al pignoramento dello stipendio?

Bisogna distinguere due casi:

  • nel primo caso, ovvero che il pignoramento stipendio non sia ancora avvenuto, con la domanda di apertura di una procedura di sovraindebitamento, il creditore viene bloccato, e quindi il pignoramento non può procedere
  • nel secondo caso, ovvero quando il pignoramento è già attivo, per sospenderlo servirà l’omologa della procedura di sovraindebitamento, ovvero il provvedimento del giudice che certifica che la procedura di sovraindebitamento è andata a buon fine.

In ogni caso, quanto la procedura di sovraindebitamento è stata aperta, sia che si tratti di un Piano del Consumatore, sia che si tratti di una Liquidazione del Patrimonio, il pignoramento stipendio viene bloccato.

Quando una persona in difficoltà nel pagamento dei debiti si rivolge al proprio legale, spesso la procedura di sovraindebitamento non viene proposta perché il professionista a cui ci rivolgiamo non la conosce e non è specializzato sulla materia. Si tratta invece di una strada da valutare seriamente, con professionisti esperti della materia, in quanto molte volte è l’unico modo di uscire da un pignoramento senza pagare completamente la somma dovuta al creditore.

Piano Debiti ti offre una consulenza professionale che ti aiuta in caso tu abbia subito o stia per subire un pignoramento. Analizziamo gratuitamente la tua situazione debitoria e ti aiutiamo ad uscirne al meglio, consigliandoti la strada migliore da seguire. Contattaci inviando una richiesta o chiamandoci al numero 345 0971 798.