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Pignoramento mobiliare: cos’è e 7 beni non pignorabili

Esistono diverse tipologie di pignoramento adottate dai creditori per recuperare, almeno in parte, quanto dovuto: una tra queste è il pignoramento mobiliare presso il debitore.
La pratica del pignoramento mobiliare poco si differenzia da quella del pignoramento immobiliare, se non per alcune importanti regole nella sua attuazione. In questo articolo troverai tutte le informazioni per capire chiaramente in cosa consiste l’istanza di pignoramento mobiliare e tutte le sue caratteristiche.

Pignoramento mobiliare: che cos’è?

La procedura di pignoramento mobiliare consiste nell’appropriazione da parte del creditore di uno o più beni mobili posseduti dal debitore, e coinvolge l’ufficio giudiziario in veste esecutiva. Questa prassi viene avviata quando il debitore non ha provveduto a saldare il debito notificato tramite l’atto di precetto da parte del creditore, ovvero allo scadere dei 10 giorni dalla sua notifica.

Parlando di pignoramento mobiliare ci si riferisce ai beni mobili, ovvero quelli che possono essere spostati da un luogo ad un altro senza comprometterne l’integrità (automobili, motocicli, oggetti d’ arte, gioielli, strumenti, oggetti da collezione, ecc.). Questi materiali del debitore vengono identificati e designati dall’ufficio giudiziario al momento della preparazione dell’atto di pignoramento mobiliare.

Il processo di pignoramento mobiliare si concretizza con la redazione di un verbale contenente l’ingiunzione e la descrizione dei beni pignorati, indicandone approssimativamente il valore definito dall’ufficiale giudiziario. Rispetto alle altre modalità di pignoramento, per i pignoramenti beni mobili non occorre alcun atto di notifica preventiva ed avviene in maniera diretta con l’arrivo dell’ufficiale giudiziario presso il domicilio del debitore. Il debitore non ha il diritto di opporsi al pignoramento e soprattutto non può rifiutarsi di ricevere l’ufficiale giudiziario, altrimenti commetterebbe un reato in presenza di un pubblico ufficiale.

La procedura di pignoramento mobiliare, per questo motivo, è comunque limitata ad orari precisi: l’ufficiale giudiziario può svolgere il pignoramento dei beni del debitore nella fascia oraria 7-21 dei giorni lavorativi. Se non dovesse reperire il debitore presso il suo domicilio effettuerà un altro tentativo il giorno lavorativo seguente sino al completamento dell’ atto di pignoramento.

Il limite massimo per poter procedere al pignoramento è di 90 giorni dalla ricezione dell’atto di precetto da parte del debitore, se in questo periodo l’ufficiale giudiziario non ha provveduto al pignoramento mobiliare, questo non potrà più avere luogo. Sarà quindi compito del creditore sollecitare il recupero crediti inviando un altro atto di precetto al debitore per ripetere la procedura, con annessi tempi e costi.

Pignoramento mobiliare procedura: è così frequente?

La procedura di pignoramento mobiliare è spesso una possibilità di pignoramento che il creditore tende a scartare a favore quasi sempre del pignoramento di una parte dello stipendio, ma vediamo il perché nel dettaglio.

Se da una prima valutazione il pignoramento mobiliare può sembrare una soluzione immediata, risulta evidente che comporta l’impegno successivo di dover vendere questi beni pignorati, per altro senza la garanzia di riuscirci e comunque in chissà quali tempistiche e con che risultato.

Pignoramento mobiliare

Atto pignoramento mobiliare: quali beni vengono scelti?

La stima del valore dei beni mobili viene svolta direttamente dall’ufficiale giudiziario in presenza del debitore; è quindi importante che quest’ultimo si renda disponibile a fornire eventuali ricevute e scontrini di acquisto dei beni per evitare possibili errori nel calcolo del valore degli oggetti o rischiare di sottostimare.

La tendenza è quella di favorire beni definiti di “pronto utilizzo”, come ad esempio oggetti preziosi, quadri, mobili, automobili, elettrodomestici o altri beni materiali dal valore variabile che però possano risultare di facile vendita in aste giudiziarie. Ovviamente il pignoramento mobiliare si applica tendenzialmente su oggetti di valore oppure da collezione, perché permettono di accumulare molto denaro senza troppa fatica.

Tuttavia, occorre precisare che vengono tecnicamente considerati beni mobili pignorabili tutti i beni, a prescindere dal loro valore, posseduti dal debitore presso la propria abitazione di proprietà oppure presso proprietà di altri ma dove egli risieda.

In relazione alla pignorabilità dei beni, il Codice di Procedura Civile distingue i beni mobili in:

  1. Assolutamente impignorabili (art. 514 c.p.c.);
  2. Relativamente impignorabili (art. 515 c.p.c.);
  3. Pignorabili con particolari limiti i di tempo (art. 516 c.p.c.).

Analizzando ora i beni materiali considerati “impignorabili”, possiamo distinguere 7 principali categorie:

  • Beni di prima necessità: in questa categoria troviamo tutti i beni necessari al debitore per vivere dignitosamente come letto, frigorifero, tavolo, sedie, etc. Occorre tuttavia precisare che se un bene di prima necessità ha un valore economico di particolare importanza non è immune al pignoramento (ad eccezione del letto).
  • Beni essenziali per poter svolgere le attività lavorative: ad esempio la macchina da cucire per una sarta.
  • Oggetti aventi un particolare valore affettivo: ad esempio le fedi nuziali.
  • Oggetti utilizzati per svolgere pratiche di culto.
  • Armi ed oggetti vari per poter svolgere attività lavorative di pubblico servizio.
  • Oggetti che il debitore ha venduto prima dell’atto di pignoramento, donato a terzi oppure dato in comodato d’uso.
  • Animali da compagnia posseduti dal debitore.

Pignoramento mobiliare: i costi per il creditore

Ogni tipologia di pignoramento comporta dei costi che il creditore dovrà affrontare e che pertanto comportano un’attenta valutazione sui vantaggi e gli svantaggi di avviare una causa.
Quali sono i costi del pignoramento mobiliare? L’importo totale richiesto per la procedura si suddivide in due momenti: il primo per ottenere un titolo esecutivo attraversi il decreto ingiuntivo, e successivamente per l’atto di precetto.

Per ottenere un titolo esecutivo da decreto ingiuntivo si distinguono 4 scaglioni:

  • Credito pari a 2000 / 3000 € – costo tra i 700 e 800 €;
  • Credito pari a 6000 / 7000 € – costo tra i 800 e 900 €;
  • Credito pari a 5000 / 20000 € – costo tra 1100 e 1200 €.

A tutti i valori occorre aggiungere l’IVA (22%) e il 4% di CPA (Cassa Avvocati).

Anche la spesa per l’atto di precetto varia in base al credito ma per esemplificando possiamo considerare un costo medio di circa 400€. Vi sono infine alte spese aggiuntive alla pratica (marche da bollo, contributo unificato e costi di gestione degli atti) e soprattutto il compenso destinato al lavoro svolto dall’Avvocato.

Se vuoi scoprire quali sono le caratteristiche e i limiti del pignoramento stipendio vieni a leggere il nostro articolo: Pignoramento stipendio 2023, tutto quello che devi sapere. Sicuramente saremo in grado di schiarirti le idee!

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