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Pignoramenti conto corrente, 3 cose che devi sapere

I pignoramenti conto corrente non sono altro che procedure di espropriazione forzata attivate dal creditore nei confronti del debitore, per recuperare quanto dovuto. Il pignoramento del conto corrente, insieme al pignoramento dello stipendio, pensione, TFR, rientra nel c.d. pignoramento presso terzi.

In questo articolo illustreremo, in modo chiaro e semplice, quali sono le circostanze in cui si rischia un pignoramento conto corrente e come difendersi dall’ aggressione dei creditori.

Pignoramenti conto corrente: come funziona?

In periodi di grande instabilità economica come quello che stiamo vivendo negli ultimi anni, è sempre più frequente non riuscire a fare fronte a tutte le obbligazioni dovute entro le scadenze stabilite. Per questo motivo l’attività di recupero crediti è sempre più richiesta e le modalità di espropriazione forzata per riuscire a recuperare l’importo dovuto sono diverse: tra queste i pignoramenti conto corrente, come previsto dall’art. 491 del codice civile.

Ai pignoramenti conto corrente si arriva quando non si ha pagato un creditore, chiunque esso sia: una banca, una finanziaria, un fornitore privato o anche l’Agenzia delle Entrate. Per farlo il creditore deve rivolgersi al tribunale per dimostrare di avere un credito nei tuoi riguardi e che non lo hai pagato:

  1. A questo punto il debitore riceverà un decreto ingiuntivo: si tratta di un titolo esecutivo che impone di pagare la somma dovuta entro una data specifica.
  2. Se alla scadenza di questo non avrà ancora saldato il debito, allora il creditore potrà, tramite il suo legale, notificare l’atto di precetto.
  3. Si tratta dell’ultima possibilità offerta al debitore per pagare l’importo dovuto, dopodiché scatterà il pignoramento conto corrente.

Si tratta, quindi, di un procedimento che viene effettuato da un’autorità giudiziaria e che permette al creditore di richiedere al tribunale di congelare parte dei fondi presenti sul conto corrente in questione. Una volta ottenuta l’autorizzazione, il creditore potrà mettere in atto le procedure necessarie per prelevare direttamente la cifra dovuta dal conto corrente bloccato.

Se si tratta di debiti fiscali e di cartelle esattoriali, non è necessaria l’autorizzazione di un Giudice per procedere. Se l’intestatario è un lavoratore dipendente o un pensionato, lo stipendio o la pensione in questione non possono essere completamente pignorati.

Pignoramenti conto corrente limiti di legge

Per identificare dei limiti nei pignoramenti conto corrente, occorre distinguere a seconda che le entrate del debitore si riferiscano a Pensione, Stipendio o Naspi, e che siano già state accreditate sul conto corrente o meno. Inoltre, nel caso in cui il creditore sia l’Agenzia delle Entrate, i limiti di pignoramenti conto corrente differiscono ancora: vediamoli insieme.

Pignoramento stipendio

Per quanto riguarda lo stipendio, la Legge stabilisce un limite pignorabilità pari a 1/5 del totale netto mensile, quindi ad esempio 200€ su uno stipendio netto mensile di 1000€. Non esiste quindi in cifra un massimo pignorabile dello stipendio assoluto, perché si calcola in relazione allo stipendio del debitore.

Ci sono però alcuni casi particolari, in cui la percentuale dei pignoramenti stipendi può essere diversa dal 20%, ad esempio nel caso in cui il pignoramento è originato da crediti di natura alimentare (alimenti destinati ai figli), la cui percentuale di pignoramento è, di prassi, del 30%.

Nel caso in cui lo stipendio sia già stato accreditato sul conto corrente, vige una regola diversa: è lecito pignorare solo quanto eccede dall’importo pari al triplo del valore dell’assegno sociale (che, come abbiamo visto, è pari a 503,27 euro). In altre parole, lo stipendio è impignorabile se sul conto ci sono meno di 1509,81 euro. Le eventuali somme eccedenti a tale importo possono essere interamente pignorate dal creditore.

Pignoramento pensione e Naspi

In relazione alla pensione, la nuova legge in vigore da settembre 2022 prevede che la parte della pensione pignorabile sia quella corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con il minimo di 1000 euro.

L’importo dell’assegno sociale viene aggiornato di anno in anno e per il 2023 corrisponde a 503,27 euro per tredici mensilità, quindi il minimo vitale di sostentamento che viene garantito è fondamentalmente di 1000 euro.

Ciò significa che la pignorabilità pensione riguarda solo la parte della mensilità che eccede tale somma, ricordando comunque che su tale eccedenza, vige l’ulteriore limite della pignorabilità di un quinto.

Per quanto riguarda la Naspi, ovvero l’indennità di disoccupazione, vige la stessa regola delle pensioni.

Nel caso in cui pensione o naspi siano già state accreditate sul conto corrente, vige una regola diversa: è lecito pignorare solo quanto eccede dall’importo pari al triplo del valore dell’assegno sociale (che, come abbiamo visto, è pari a 503,27 euro). Le eventuali somme eccedenti a tale importo possono essere interamente pignorate dal creditore.

Pignoramenti conto corrente Agenzia delle Entrate

Anche in questo caso sia la pensione che lo stipendio, non potranno mai essere pignorati per intero, poiché che la legge sui pignoramenti conto corrente prevede limiti pignorabilità specifici anche nell’eventualità di crediti esattoriali.

Nel caso in cui il vostro creditore sia l’Agenzia delle Entrate, quindi, i limiti di pignoramento pensione sono uguali a quelli relativi al pignoramento stipendio:

  • Pensione o stipendio inferiore a 2.500 euro, il limite è di 1/10;
  • Pensione o stipendio superiore a 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro, il limite è di 1/7;
  • Pensione o stipendio maggiore di 5.000 euro, il limite è di 1/5.

Pignoramenti conto corrente: come sapere se ho il conto pignorato e come sbloccarlo?

La prima cosa da fare per appurare che siano stati disposti pignoramenti conto corrente è verificare, tramite home banking o direttamente in filiale, se risultano registrate delle scritture contabili che possono essere collegate a un prelievo forzato. Inoltre, è possibile richiedere al proprio istituto di credito informazioni su eventuali pignoramenti in corso presentando un’apposita istanza presso la filiale bancaria, con allegato documento d’identità valido. È poi necessario capire i dettagli relativi alla somma pignorata, in modo da comprendere quali sono i propri diritti e gli eventuali strumenti per tutelarsi.

Nel caso di illegittimità processuale si può richiedere la revoca dei pignoramenti conto corrente presentando un ricorso attraverso un avvocato, ma nel caso in cui la revoca non venga accolta, è necessario pagare la somma pignorata per sbloccare il conto.

Quanto tempo serve per sbloccare un conto corrente pignorato dipende in gran parte dalla causa dei pignoramenti conto corrente. In alcuni casi, può essere sufficiente una semplice documentazione da presentare all’istituto di credito, mentre in altri è necessaria l’emissione di un decreto del tribunale. In generale, il processo di sblocco può richiedere da qualche giorno a diversi mesi.

Esistono conti correnti senza rischio di pignoramento?

Esistono alcune tipologie di conti il cui contenuto non può essere integralmente espropriato e dove quindi non sono interamente possibili i pignoramenti conto corrente. Si tratta dei conti cointestati, dei conti correnti intestati a persone minorenni e dei conti pensione. Per quanto riguarda i conti cointestati, la legge prevede che i creditori possano rivalersi soltanto sulla percentuale di depositi del soggetto debitore, generalmente corrispondente al 50% di quanto presente sul conto corrente.

pignoramenti conto corrente

Pignoramenti conto corrente e procedura di sovraindebitamento

Ormai sempre più spesso il debitore in difficoltà valuta l’accesso ad una delle procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Ma in questi casi cosa succede ai pignoramenti conto corrente?

È necessario distinguere due casi:

  • Pignoramenti conto corrente non ancora attivi: con la domanda di apertura di una procedura di sovraindebitamento ogni azione esecutiva del creditore viene bloccata e quindi il pignoramento conto corrente non può procedere.
  • Pignoramenti conto corrente già attivi: per bloccarli servirà l’omologa della procedura di sovraindebitamento, ovvero il provvedimento del giudice che certifica che la procedura di sovraindebitamento sia andata a buon fine.

In ogni caso quando la procedura di sovraindebitamento viene avviata i pignoramenti conto corrente vengono sospesi.

Quando un debitore in difficoltà si rivolge al proprio legale, spesso la procedura di sovraindebitamento non viene neanche proposta perché il professionista non è specializzato in materia o addirittura non la conosce. Si tratta invece di una possibilità efficace da valutare seriamente con la consulenza e l’aiuto di professionisti esperti.

Piano Debiti: la Legge sul Sovraindebitamento è la nostra specializzazione

La nostra esperienza ci dice che, ancora oggi a dieci anni dall’approvazione della normativa sul sovraindebitamento, molti casi non vanno a buon fine perché male impostati, mancanti di parte della documentazione necessaria, o semplicemente perché si è richiesto qualcosa che non si può ottenere. In molti altri casi, il debitore non pienamente consapevole delle proprie possibilità ottiene risultati molto inferiori di quelli che potrebbe ottenere se ben consigliato ed assistito.

Comprendere che per uscire dai debiti serve un aiuto è il primo passo per risolvere la situazione. Il secondo passo è avere aspettative ragionevoli e l’aiuto di un esperto di procedure di sovraindebitamento, che ben conosca la legge e che possa dimostrare di aver portato a termine con successo altri casi. Sarà il consulente a predisporre quanto necessario e a sottoporre all’OCC la proposta di risanamento delle posizioni debitorie.

Rivolgendoti a Piano Debiti, non solo sarai seguito da esperti della materia, ma da persone che hanno l’obiettivo di aiutarti e affiancarti, e che hanno fatto della soluzione di casi di sovraindebitamento il loro lavoro di ogni giorno.

Per prima cosa sappiamo bene che il debitore in difficoltà si trova in una difficile condizione psicologica, pressato dai debiti e spesso in difficoltà economiche molto gravi. C’ è l’ansia per il futuro dei propri familiari, per il destino della propria azienda o della casa, la preoccupazione di non farcela e di cadere in una spirale senza fondo. Dare un aiuto al debitore per risolvere la sua situazione significa prima di tutto ascoltarlo e fornire un primo consiglio onesto e trasparente. Anche dicendo onestamente e serenamente “non si può fare”, se pensiamo che la la legge sul sovraindebitamento non sia la soluzione giusta per lui.

Non abbiamo una promessa da farti, se non che il nostro impegno sarà massimo per trovare la migliore soluzione per il tuo caso, e di seguirti in ogni passaggio fino al raggiungimento del risultato. Anche per questo prima di accettare un incarico, forniamo sempre al cliente una consulenza gratuita finalizzata a fargli comprendere cosa si può ottenere e cosa non si può ottenere attraverso una procedura di sovraindebitamento.

Scopri di più sulla nostra attività: per aiutarti a comprender meglio di cosa si tratti, di seguito una breve sintesi di casi reali, seguiti dai professionisti che lavorano con Piano Debiti.

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