Modifiche alla Legge 3 2012, Sezione II

  • Modifiche alla Legge 3 2012_Sezione II

L’articolo 18 del D.L. 179/2012, successivamente convertito nella Legge 221/2012, ha apportato diverse modifche alla Legge 3 2012 e ha di fatto riformato il Capo II della Legge 27 gennaio 2012 n. 3 relativa al Sovraindebitamento, nel senso già auspicato dal Governo attraverso il disegno di legge A.C. 5117 (per maggiori informazioni sulle modifiche auspicate dal disegno di legge A.C. 5117 clicca qui).

Nei precedenti articoli relativi alle modifiche alla Legge 3 2012, abbiamo esposto rispettivamente:

  • Modifiche relative alle Disposizioni Generali (per leggere l’articolo clicca qui)
  • Modifiche relative al Paragrafo II (per leggere l’articolo clicca qui)
  • Modiche relative al Paragrafo III (per leggere l’articolo clicca qui)
  • Modifiche relative al Paragrafo IV (per leggere l’articolo clicca qui).

In questo post illustreremo le novelle che l’art. 18 del D.L. 179/2012 ha apportato alla Sezione II della normativa “Liquidazione del Patrimonio”.

Modifiche alla Legge 3 2012 relative alla “Liquidazione del Patrimonio”

La lettera s) introduce nel Capo II della normativa, la Sezione II dedicata alla “Liquidazione del Patrimonio” (che si può applicare sia al debitore persona giuridica non fallibile, che al consumatore persona fisica).

In particolare gli articoli coinvolti sono:

Articolo 14-ter (Liquidazione dei beni), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

L’articolo 14-ter, integralmente inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, stabilisce al comma 1 che il debitore in stato di Sovraindebitamento che non è assoggettabile alle procedure previste dall’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942 n. 267 (ivi comprese successive modificazioni) e non ha fatto ricorso, nei precedenti 3 anni, alla procedura di composizione della crisi, può chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni. In altre parole l’art. 14-ter, comma 1, offre un’alternativa al debitore sovraindebitato – per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilità di cui all’ art. 7, comma 2, lettera a) e b) – in quanto dispone che quest’ultimo possa richiedere la Liquidazione del Patrimonio.
Inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, tale articolo dispone inoltre che la domanda di liquidazione sia proposta al Tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore e sia corredata dalla documentazione già prevista per la proposta di accordo dall’art. 9, commi 2 e 3 nonchè una relazione particolareggiata dell’Organismo di Composizione della Crisi che specifichi lo stato patrimoniale del debitore e che contenga:

  • Una precisa indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza del debitore persona fisica nell’assumere volontariamente le obbligazioni (art. 14 ter, comma 3, lettera a);
  • L’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte (art. 14 ter, comma 3, lettera b);
  • Il resoconto sulla solvibilità del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni oltre all’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori e il giudizio sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda (art. 14 ter, comma 3, lettere c), d) e e).

L’Organismo di composizione della Crisi cui viene richiesta la relazione deve tempestivamente (entro 3 giorni) darne notizia all’agente di riscossione (Equitalia S.p.a) ed agli uffici fiscali (Agenzia delle entrate) nonchè ai competenti enti locali  (art. 14 –ter, comma 4).

Secondo le disposizioni del comma 5, la domanda è inammissibile se la documentazione fornita non consente di ricostruire compiutamente la situazione patrimoniale del debitore.

Il comma 6 indica una serie di cespiti che non sono compresi della liquidazione, ovvero:

  • I crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 cpc;
  • I crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento;
  • I frutti derivanti dall’ usufrutto di essi, salvo quanto disposto dall’ art. 170 del codice civile. 4

Il comma 7 dell’art 14 – ter stabilisce infine che il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legati fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crditi non siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.

Aticolo 14 – quater (Conversione della procedura di composizione in liquidazione), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

L’articolo 14 – quater prevede la possibilità di convertire la procedura di composizione della crisi da Sovraindebitamento in quella di Liquidazione del Patrimonio del debitore (anche consumatore), tale conversione è disposta dal Giudice attraverso apposito decreto e può avvenire su istanza del debitore o di uno dei creditori, nei seguenti casi:

  • Annullamento dell’accordo o cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore ai sensi dell’articolo 14 – bis, comma 2, lettera a);
  • Mancata esecuzione dei pagamenti secondo il piano o presenza di atti di frode nei confronti dei creditori (asi sensi dell’art. 11, comma 5, della Legge 3 2012);
  • Fattispecie previste dall’ art. 14-bis, comma 1 in cui viene richiamato l’art. 11, comma 5, con riferimento al Piano del Consumatore;
  • Quando il proponente non adempie agli obblighi previsti dal piano ovvero se le garanzie non vengono costituite, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l’ esecuzione del piano diviene impossibile anche per ragiori imputabili al debitore.

Articolo 14 quinquies (Decreto di apertura della liquidazione), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

Tale articolo, anch’esso inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, prevede che l’apertura della procedura di liquidazione deve essere dichiarata dal Giudice attraverso decreto (di cui al comma 1), previa verifica dell’assenza di atti di frode ai creditori negli ultimi 5 anni.

Segue il comma 2, in base al quale il Giudice nello stesso atto:

  • Nomina un liquidatore (che deve avere gli stessi requisiti richiesti al curatore fallimentare);
  • Congela, fino a quando il provvedimento di omologozione non sia definitivo, ogni azione esecutiva, sequestro conservativo, acquisto di diritti di prelazione sul patrimonio del debitore da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore;
  • Ordina di procedere alle trascrizioni riguardanti i beni immobili e mobili registrati;
  • Ordina la consegna o il rilascio di beni che fanno parte del patrimonio da liquidare (salvo, per gravi motivi, che il debitore sia autorizzato ad un utilizzo di parte di essi)
  • Stabilisce idonea forma di pubblicità della domanda e del decreto;
  • Fissa i limiti di cui all’art. 14-ter, comma 5, lett. b).

Ai sensi del comma 3, il decreto deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento, il comma 4 stabilisce invece che la procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, ai fini di cui all’articolo 14-undecies, per i quattro anni successivi al deposito.

Articolo 14-sexies (Inventario ed elenco dei creditori), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012 

 L’articolo 14-sexies, inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, delinea i compiti del liquidatore in sede di inventario, che, dopo la verifica dell’elenco dei creditori e dell’attendibilità della documentazione ricevuta, dovrà formare l’inventario dei beni e dei crediti da liquidare e comunicare ai creditori e ai titolari dei diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari, sui beni mobili e immobili in possesso o nella disponibilità del debitore:

  • la possibilità di partecipare alla liquidazione attraverso una domanda di partecipazione, anche a mezzo PEC (contenuto precisato all’art. 14-septies);
  • la data ultima di presentazione delle domande;
  • la data entro la quale saranno comunicati – al debitore e ai creditori – lo stato passivo e ogni altra utile informazione.

Articolo 14-septies (Domanda di partecipazione alla liquidazione), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

Anch’esso interamente inserito ad opera delle modifiche alla Legge 3 2012, riguarda il contenuto della domanda di partecipazione alla liquidazione dei beni, in particolare, ai sensi del comma 1, tale disposizione richiede che nell’atto siano indicati i seguenti elementi:

  • le generalità del creditore;
  • la somma che si reclama nella liquidazione o beni di cui si chiede la restituzione o che si rivendica;
  • la breve esposizione delle ragioni della domanda;
  • la presenza di eventuali titoli di prelazione;
  • i riferimenti di fax, PEC, o domicilio.

A seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, ai sensi del comma 2 del suddetto articolo, al ricorso sono allegati i documenti che giustificano i diritti fatti valere.

Puoi leggere anche:
Modifiche alla Legge 3 2012, Paragrafo IV, Sezione I

 Articolo 14-octies (Formazione del passivo), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

Completamente inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, tale articolo dispone che, ricevute ed esaminate le domande, il liquidatore debba redigere un progetto di stato del passivo che deve essere comunicato gli interessati, i quali hanno un termine di 15 giorni per le eventuali osservazioni da comunicare con le modalità dell’art. 14-sexise, comma 1, lettera a).

Ai sensi del comma 2, nei successivi 15 giorni, in assenza di osservazioni, lo stato passivo è approvato e comunicato alle parti; in caso contrario, se il liquidatore ritiene le osservazioni fondate, predispone un nuovo progetto di passivo, e lo comunica nuovamente alle parti (comma 3).

 Nel caso in cui al liquidatore vengano mosse contestazioni insuperabili, questi trasmette al Giudice che provvede alla definitiva formazione del passivo.

Aticolo 14-novies (Liquidazione), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

Totalmente inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, l’articolo 14-novies dispone che il liquidatore debba, entro 30 giorni dalla formazione dell’inventario, elaborare un programma di liquidazione che dovrà essere comunicato al debitore, ai creditori e al Giudice.

Ai sensi del comma 1, il programma deve assicurare la ragionevole durata della procedura.

Il liquidatore ha l’amministrazione dei beni liquidabili e la liquidazione avverrà in conformità al programma e non saranno necessarie ulteriori autorizzazioni. In particolare, le disposizioni previste al comma 2 specifica che:

  • il liquidatore cede i crediti, anche se oggetto di contestazione;
  • le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate da parte di operatori esperti (In merito, il comma 4 aggiunge che occorre fare riferimento all’art. 107 della legge fallimentare).

Ai sensi del comma 3 spetta al Giudice il compito di disporre lo svincolo delle somme, ordinare la cancellazione di ogni vincolo sui beni e la cessazione di ogni pubblicità disposta.

Il comma 4 richiama il regolamento del Ministro della Giustizia di cui all’art. 107, della legge fallimentare con riferimento ai requisiti di onorabilità e professionalità dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il curatore può avvalersi, nonché i mezzi di pubblicità e trasparenza delle operazioni di vendita.

Infine, il comma 5 dell’art. 14-novies, stabilisce che il decreto di chiusura del procedimento debba essere emanato al completamento del programma e comunque non prima di quattro anni dal deposito della domanda.

Articolo 14-decies (Azioni del liquidatore), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

L’articolo 14-decies dispone che il liquidatore possa esercitare ogni azione prevista dalla legge volta a rendere disponibili i beni componenti il patrimonio di liquidazione e comunque correlata con lo svolgimento dell’attività di amministrazione dei beni oggetto della liquidazione. Il liquidatore può altresì esercitare le azioni volte al recupero crediti compresi nella liquidazione.

Articolo 14-undecies (Beni e crediti sopravvenuti), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

Anch’esso totalmente inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, esclude dall’ambito della liquidazione i beni e i crediti sopravvenuti al deposito della domanda di liquidazione.

Articolo 14-duodecies (Creditori posteriori), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

L’articolo 14-duedecies esclude dalla procedura i creditori con causa o titolo posteriore alla data di esecuzione della pubblicità della domanda di liquidazione.

Articolo 14-terdecies (Esdebitazione), inserito a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012

L’articolo 14-terdecies disciplina l’esdebitazione, in particolare, il comma 1 dispone che il debitore sovraindebitato è ammesso al beneficio della liberazione dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali e non soddisfatti a condizione che:

  • il debitore abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura;
  • il debitore non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
  • il debitore non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni precedenti la domanda;
  • il debitore non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno dei reati previsti dall’articolo 16;
  • il debitore abbia svolto, nei quattro anni di cui all’art. 14-undecies, un’attività produttiva di reddito adeguata rispetto alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso, abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato senza giustificato motivo, proposte di impiego;
  • il debitore abbia soddisfatto, almeno in parte, i creditori per titolo o per causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.

Al comma 2 sono poi indicate le cause di esclusione dell’esdebitazione, di seguito esposte:

  • nella procedura di Liquidazione del Patrimonio, il sovraindebitamento del debitore è imputabile a un ricordo al debito colposo e sproporzionato rispetto alle capacità patrimoniali;
  • il debitore, nei cinque anni precedenti o nel corso delle medesime procedure ha compiuto atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri.

Il comma 3, inserito all’interno dell’art.-terdecies a seguito delle modifiche alla Legge 3 2012, indica le ipotesi in cui non opera l’esdebitazione:

  • per debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari;
  • per debiti da risarcimento danni per illecito extracontrattuale oltre che per le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti;
  • per debiti fiscali accertati successivamente all’apertura delle procedure, anche se aventi causa anteriore.

Previa verifica delle condizioni e delle cause di esclusione, il Giudice (comma 4) dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti integralmente. I creditori non soddisfatti integralmente possono proporre reclamo ai sensi dell’articolo 739 c.p.c. davanti al Tribunale, in composizione collegiale (del quale non può far parte il Giudice ha emesso il decreto).

Ai sensi del comma 5, il provvedimento di esdebitazione è revocabile in ogni momento, su istanza dei creditori se risulta che:

  • è stato concesso nonostante il debitore nei cinque anni precedenti o nel corso delle procedure abbia compiuto atti in frode, simulazioni o altri atti per favorire alcuni creditori a danno di altri;
  • è stato dolosamente o con colpa grave modificato il passivo oppure sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo oppure simulate attività inesistenti.

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