In risposta ai numerosi dubbi in merito ai requisiti soggettivi ed oggettivi del debitore, i giudici di cassazione approvano un’importante principio sulla questione del requisito tipologico in capo al soggetto titolato a proporre un piano di sovraindebitamento.

Se da un lato era già chiaro che il Piano del Consumatore è limitato a soggetti privi di partita IVA che hanno contratto debiti per motivi; dal lato dell’imprenditore o lavoratore autonomo, la normativa non è così chiara.

Con la Sentenza di Cassazione 1869 del 1 Febbraio 2016 viene quindi definito che ciò che rileva non è tanto l’avere svolto – la persona fisica – attività d’impresa o professionale quanto piuttosto l’avere contratto obbligazioni “per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi in un’attività d’impresa o professionale propria”.

L’imprenditore o il lavoratore autonomo non fallibile può quindi proporre un piano del consumatore solo se destinato ad estinguere debiti dovuti a problematiche famigliari di vario genere.

Nel particolare caso in cui i debiti siano unione di obbligazioni famigliari e professionali/imprenditoriali, la sentenza prevede la possibilità di distinguere la natura dei debiti in due differenti categorie. Tale circostanza non preclude la possibilità di definire il debitore “consumatore” e consentirgli l’accesso al piano.
In questo caso, il piano del consumatore si offre come modello di composizione della crisi della persona fisica, non permettendo però di poter dedurre i debiti d’impresa o professionali.
Il sovraindebitato rinuncia all’accordo con tutti i creditori e punta ad un accordo unilaterale alla stregua di una proposta di ristrutturazione dei debiti e di soddisfacimento dei crediti rivolta al tribunale, al quale compete poi di approvarla attraverso l’omologazione.

La sentenza di Cassazione 1869 precisa inoltre che “la nozione di consumatore (e dunque di soggetto abilitato al piano) non deve avere riguardo in sé e per sé ad una persona priva dal lato attivo di relazioni d’impresa o professionali, attuali o pregresse, purchè le stesse non abbiano dato vita ad obbligazioni residue non ancora soddisfatte al momento della presentazione del piano.”

Diversamente, il debitore – non più consumatore – potrà fruire dell’accordo di ristrutturazione e dovrà ottenere il consenso dei creditori (60%).

 

Sentenza Legge 3 2012 Cassazione 1869 del 1 Febbraio 2016: scarica il PDF ufficiale

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